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L'impegno di tutti per il contratto. PDF Stampa E-mail
Martedì 12 Ottobre 2010 15:45

La manifestazione che ha portato a Roma, lo scorso 6 ottobre, circa 600 dei 3600 segretari comunali in servizio (oltre alle ragazze e i ragazzi che stanno completando un arduo percorso di formazione che li porterà a diventare segretari entro l’anno), ha fatto emergere il grave disagio in cui versa la categoria, al di là dai colori di chi la manifestazione l’ha voluta e organizzata.

Ero tra i manifestanti, sono iscritto all’Unione e faccio il segretario comunale da sette anni; e vorrei proporre una riflessione, spero oggettiva, che possa essere colta da chi è al tavolo delle trattative, e anche da chi, fin da subito, ha il dovere e l’onere di incanalare nel modo migliore e più efficace, senza riserve e preclusioni, le istanze e le aspettative di quanti hanno aderito alla manifestazione o l’hanno sostenuta.

Storicamente i segretari hanno sempre seguito un percorso “istituzionale” per le proprie rivendicazioni: attraverso un’analisi dell’evoluzione del mondo delle autonomie locali, con la consapevolezza del ruolo che da sempre rivestono in quel mondo, hanno saputo mettersi in gioco, ponendosi, con atteggiamento dialettico, al servizio del cambiamento per orientarlo e agevolarlo. Questo itinerario, pressoché unico nel pubblico impiego, ha sempre portato ad una nuova riaffermazione del ruolo, ai riconoscimenti di stima e alla conferma della posizione del segretario al vertice delle strutture burocratiche di comuni e province.

Ritengo che anche in questa occasione sia necessario trovare una linea unitaria di riaffermazione del ruolo per una categoria coinvolta nell’ennesimo cambiamento, in mezzo al fiume dell’ultima riforma annunciata e non ancora conclusa, nella confusione generata dalla soppressione (in 2 righe di norma) dell’Agenzia: ancora una volta pare ci sia chiesto di cavalcare l’onda e portare la nave in porto!

La situazione oggi, per come la vedo io, può essere riassunta più o meno così:

  • l’Aran ha convocato il tavolo sbagliato: la trattativa si svolge per un “contratto applicativo” del CCNL dei dipendenti dei livelli degli enti locali, anziché, come è sempre stato, e com’è nelle norme, per un contratto a se stante; ignorando altresì che nella repentina soppressione dell’Agenzia, anche i segretari comunali sono transitati ex lege nei ruoli del Ministero dell’Interno.

  • la convocazione del tavolo sbagliato ha di fatto escluso l’Unione in quanto non rappresentativa a livello di CCNL dei livelli, ma assolutamente rappresentativa per la categoria;

  • l’Aran, disattendendo la norma programmatica contenuta nel precedente contratto, non ha avviato alcun confronto sull’inquadramento dirigenziale dei segretari, ma pone al tavolo delle trattative dei miglioramenti economici al fine di chiudere il biennio 2006-07;

  • viene completamente disatteso l’art. 3 comma 138 della L. 244/2007 che merita di essere riletto con particolare attenzione:

In sede di rinnovo contrattuale del biennio 2006-07 si provvede alla valorizzazione del ruolo e della funzione dei segretari comunali e provinciali e alla razionalizzazione della struttura retributiva della categoria attraverso strumenti che assicurino la rigorosa attuazione del principio della omnicomprensività della retribuzione, con particolare riguardo alla contrattazione integrativa e agli istituti ivi disciplinati. Ai predetti fini, nell’ambito del fondo di mobilità di cui all’art. 20 del regolamento di cui al DPR 465/97, una quota di 5 milioni di euro è altresì destinata, a decorrere dall’anno 2008, con finalità perequative e solidaristiche, agli enti, agli enti non sottoposti al patto di stabilità interno. Per gli enti locali sottoposti al patto di stabilità interno sono definite, in sede contrattuale, puntuali misure volte ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi indicati nel presente comma anche con il concorso delle risorse derivanti dalla razionalizzazione delle voci retributive alla copertura degli oneri del rinnovo contrattuale e fermo restando il rispetto del patto di stabilità interno.”

  • L’Unione ha chiamato a raccolta i segretari in una manifestazione a Roma che ha registrato un grosso successo. Una delegazione è stata ricevuta dal sottosegretario alla funzione pubblica, altre alla Camera e al Senato: le istituzioni hanno percepito il malumore, le preoccupazioni, ed anche il disagio della categoria. Le questioni poste sono apparse corrette e proprio per questo la manifestazione si è chiusa con un impegno assunto da ognuno sulla piazza: farsi sentire ad ogni livello.

  • Ci viene offerto di accettare un contratto economicamente forse anche dignitoso, ma giuridicamente e professionalmente inadeguato e mortificante. La crisi sta diventando un alibi per non guardare al futuro, per ritornare su passi che erano ormai accettati e condivisi, e rinunciare a capire “chi siamo”:

“Mi faccio sentire”, quindi, per invitare i colleghi al più ampio confronto fra di noi e soprattutto con le associazioni di categoria che ci rappresentano, per affermare l'impegno silenzioso e quotidiano nella gestione e organizzazione di piccoli e meno piccoli enti, consapevoli e informati circa le esigenze e i malumori degli 8000 comuni italiani, in prima linea con amministratori di realtà locali sempre più in difficoltà.

L’obbiettivo comune è quello di veder valorizzata una figura professionale, che nelle realtà in cui si opera, nei fatti, è già in gran parte riconosciuta. I comuni, anche attraverso le professionalità di vertice, sono quotidianamente impegnati a trovare strade per uscire dalla crisi e rilanciare i territori; e nessuno di noi si sta sottraendo a tale ruolo, anche perchè risulterebbe quasi impossibile farlo, se solo si conosce come funzionano i comuni nel nostro paese!

Il nocciolo della questione sta qui, e non è patrimonio esclusivo dell’Unione o di altre forze sindacali coinvolte in una fase tanto delicata: stà nella voglia e nel piglio dei segretari, abituati ad agire, di continuare a fare il proprio lavoro vedendosi riconosciuta a livello giuridico e contrattuale una capacità dirigenziale equiparabile a chi il lavoro gestionale lo svolge nei ministeri, nelle regioni, o con altri ruoli specifici, nelle province e nei comuni maggiori. Province e comuni dove un segretario c'è sempre, ed interviene nei processi gestionali con ruolo di primo piano, spesso determinante, talvolta di delicato raccordo tra l’indirizzo politico e la gestione, di coordinamento dei dirigenti o di chi è chiamato ad esercitarne le funzioni per legge.

Non valga questo a fare distinzioni ormai antistoriche fra segretari che lavorano in piccole realtà e in grandi metropoli: in un contesto dove l’autonomia degli enti locali è sempre più affermata, dove i piccoli comuni sono chiamati a riorganizzarsi in convenzioni per la gestione di servizi e per il raggiungimento di economie di scala, dove anche gli enti minori devono poter riconosce ai cittadini livelli di servizi standard; la professionalità e la capacità gestionali del segretario comunale sono evidenti, guidano il percorso per disegnare sinergie fra enti, ma anche per tutelare l’autonomia di ogni singola realtà locale, esercitando il proprio ruolo di garanzia.

Nei fatti quindi, per tutti i segretari, la dirigenza non è un traguardo ma un punto di partenza, imprescindibile, proprio perché è solo il contratto che ancora non la riconosce, e noi sappiamo più di chiunque altro che l’aspetto giuridico è fondante in materia di diritti e di doveri.

La richiesta di partire da lì, è una richiesta che non può non coinvolgere tutta la categoria, e non è una questione economica, semmai lo può diventare.

Sarà il contratto, quello che chiediamo, nell’ambito della dirigenza a disciplinare, come per tutti gli altri dirigenti, gli aspetti distintivi,  a ridisegnare i percorsi formativi, le peculiarità del ruolo, la carriera, la produttività, il merito… E anche su quest’ultima strada, non è un punto di arrivo, ma di partenza: il percorso formativo e la crescita dei segretari è patrimonio consolidato, da lustri!

Il riconoscimento giuridico delle funzioni dirigenziali deve essere anche l’occasione per razionalizzare e ricondurre a unità (e direi anche ad equità nell’ambito della categoria) le voci retributive; ma questo era già scritto nel comma 138 dell’art. 3 della L. 244/2007 e quindi dovrebbe essere un punto di partenza anche per i nostri interlocutori all’ARAN che invece lo disattendono, per sottrarre 5 milioni di euro stanziati a partire dal 2008 (una questione economica!?). L'indennità di posizione riferita alle funzioni svolti, in base a parametri oggettivi che tengano conto di alcune peculiarità (convenzioni, responsabilità di uffici e servizi, coordinamento di altre figure dirigenziali...)

Da segretario comunale, come tanti altri, auspico ancora che ognuno di noi possa diventare interlocutore privilegiato di tutte le organizzazioni che ci rappresentano, e dei vari livelli istituzionali con cui nel nostro lavoro ci si rapporta quotidianamente, senza riserve mentali o di stile, e ci si muova tutti lungo questo percorso che non posso che immaginare condiviso, per non rischiare di finire ai margini di un mondo, quello delle autonomie, in continuo movimento, dove abbiamo il merito di essere sempre stati in prima linea.

Torino, 12.10.2010

Maurizio FERRO BOSONE [Segretario Comunale]

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Ottobre 2010 16:01