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ROMA. Camera Dei Deputati. Atto Camera 3118.
Seduta della I Commissione Affari Costituzionali. Soppressione funzioni attribuibili al Segretario comunale quale direttore generale enti locali.
basta un n-bis: all’articolo 108, il comma 4 è abrogato; ». Link http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/201005/0527/pdf/01.pdf pagina 23.
Primo commento.
Se non vi state accorgendo qui si sta buttando il bambino con l'acqua sporca. Segretari svegliamoci.
Dove sono gli argomenti a favore di una mancata discussione del contratto scaduto da oltre 3 anni? Con riappropriazione e razionalizzazione delle funzioni di coordinamento dei dirigenti e delle posizioni organizzative? Perché se non lo sapete spessissimo il segretario comunale (oltre a coordinare PO e Dirigenti) sostituisce, di fatto, i dirigenti e le posizioni organizzative che mancano.
Con grande risparmio per gli enti locali (che però sembra non riescano a valorizzare tali risparmi di risorse).
Il Segretario comunale garantisce un controllo di legittimità dall'epoca pre-Bassanini ed ora un controllo spesso gestionale e di regolarità tecnica quanto può fare la sua terzietà messa gravemente in pericolo dal sistema di scelta totalmente fiduciaria con conseguenza che chi compie il proprio dovere di controllo potrebbe non essere chiamato più a ricoprire le sue funzioni (l'atto di mancata conferma conseguente ad una nuova nomina avviene senza alcuna motivazione sostanziale e si basa sull'esclusivo intuitu prsonae). Sappiamo che almeno per i direttori delle ASL la Corte Costituzionale ha sancito la illegittimità dello spoil system.
Inoltre, le funzioni sono davvero da Dirigenza dello Stato vedi (SSPA e SSPAL con la ELLE finale) svolte negli Enti Locali. Sarebbe ora di riconoscelo anche in ambito di Albo unico della Dirigenza dello Stato e degli Enti Locali. pb
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/201005/0527/pdf/01.pdf pagina 23.
Atto Camera: 3118
Disegno di legge: "Individuazione delle funzioni fondamentali di Province e Comuni, semplificazione dell'ordinamento regionale e degli enti locali, nonché delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali, razionalizzazione delle Province e degli Uffici territoriali del Governo. Riordino di enti ed organismi decentrati" (3118)
Camera Deputati
Commissione I
Afferi Costituzionali
ART. 28. Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni: a) alla lettera a), sostituire le parole: « 65.000 abitanti » con le seguenti: « 100.000 abitanti »; b) alla lettera b), sostituire le parole: « 65.000 abitanti », ovunque ricorrano, con le seguenti: « 100.000 abitanti ». 28. 10. Il Relatore. ART. 31. Al comma 1, dopo la lettera n), inserire la seguente: « n-bis) all’articolo 108, il comma 4 è abrogato; ». 31. 11. Il Relatore. Al comma 1, dopo la lettera n), inserire la seguente: « n-bis) all’articolo 127, comma 2, le parole: « comunale o » sono soppresse; ». 31. 10. Il Relatore.
Aggiornamento 19/05/2009
<a href="http://www.segretariocomunale.com/images//2009_04_19ddl_organ_funzioni_eell.pdf">Insert your text here</a>
Schema di disegno di legge recante Disposizioni in materia di organi e funzioni degli enti locali, semplificazione e razionalizzazione dell’ordinamento e carta delle autonomie locali Vers. 24 Aprile 2009
Art. 19 (Delega al Governo in materia di segretari comunali e provinciali e per la riforma dell’Agenzia autonoma per la gestione dell’Albo dei segretari comunali e provinciali) 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri per le riforme per il federalismo, per la semplificazione normativa e dell'economia e delle finanze, con l’osservanza dei principi e dei criteri direttivi di cui al comma 3, uno o più decreti legislativi volti alla razionalizzazione del ruolo del segretario comunale e provinciale e alla riorganizzazione dell’Agenzia per la gestione dell’Albo. 2. Gli schemi di decreti legislativi di cui al comma 1, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono trasmessi per il parere al Consiglio di Stato da rendere entro trenta giorni dalla trasmissione. Qualora il termine per l’espressione dei pareri decorra inutilmente, i decreti legislativi possono essere comunque adottati. 3. Nell'esercizio della delega il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi: a) prevedere una funzione apicale che garantisca la distinzione e il raccordo tra gli organi politici e l’amministrazione, nonché il coordinamento unitario dell’azione amministrativa per assicurare il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione, in attuazione dell’articolo 97 della Costituzione; 16 b) a tal fine prevedere la revisione dello status professionale dei segretari comunali e provinciali, disciplinando due distinti percorsi professionali orientati, l’uno alla direzione generale di Comuni con popolazione pari o superiore ai 15 mila abitanti e delle Province e l’altro, per i Comuni con popolazione inferiore ai 15 mila abitanti, anche allo svolgimento di funzioni di assistenza giuridica, di regolarità dell’attività amministrativa nonché di sovrintendenza sui sistemi di controllo interno; c) prevedere l’attribuzione della funzione di segreteria unificata all’unione di comuni, in quanto forma associativa obbligatoria nei Comuni sino a 3 mila abitanti; prevedere l’istituzione, mediante convenzione, di una sede di segreteria comunale unificata cui fanno riferimento più comuni limitrofi, per un numero non superiore a quattro, la cui popolazione complessiva sia non superiore a 15 mila abitanti; d) prevedere la trasformazione dell’Agenzia autonoma per la gestione dell’Albo dei segretari comunali e provinciali in Agenzia per l’efficienza degli enti locali, al fine di conseguire il contenimento dei costi e la razionalizzazione delle competenze articolate attualmente in più organismi. Disciplinare l’ordinamento dell’Agenzia al fine di assicurare l’autonomia organizzativa e contabile, quale ente strumentale di natura associativa degli enti locali, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico; e) attribuire all’Agenzia: 1. i compiti relativi al reclutamento delle figura apicale della dirigenza delle Province e dei Comuni con popolazione pari o superiore ai 15 mila abitanti e la gestione del relativo Albo; 2. i compiti relativi al reclutamento dei segretari dei Comuni con popolazione inferiore ai 15 mila abitanti e delle Unioni di comuni e la gestione del relativo Albo; 3. i compiti relativi alla raccolta delle informazioni e al monitoraggio dell’effettività e della congruenza degli strumenti e delle regole della valutazione, di valicarne l’efficacia e di indirizzare e coordinare gli enti, con la finalità di assicurare elevati standard qualitativi ed economici dei servizi resi all’utenza; 4. i compiti relativi alla diffusione delle migliori pratiche organizzative ed amministrative, svolgendo attività di supporto ed assistenza; 5. i compiti relativi all’adozione delle iniziative volte a migliorare l’efficienza e l’ottimizzazione nell’uso delle risorse; f) prevedere la trasformazione della Scuola superiore della pubblica amministrazione locale in Scuola superiore per l’efficienza degli enti locali superiore con i compiti relativi alla formazione, aggiornamento e alla valutazione della dirigenza e dei dipendenti degli enti locali.”
Aggiornamento 19/02/2009
SCHEMA DISEGNO DI LEGGE Misure a favore dei piccoli comuni
SCHEMA DISEGNO DI LEGGE Delega al Governo per la individuazione e l'allocazione delle funzioni fondamentali
SCHEMA DISEGNO DI LEGGE Delega al Governo per l'adeguamento delle disposizioni in materia di enti locali allariforma del Titolo V della Costituzione e per l'adozione della "Carta delle autonomie"
SCHEMA DISEGNO DI LEGGE Delega al Governo per la disciplina e l'istituzione delle Città metropolitane
[link www.piscino.it]
Aggiornamento 06/02/2009
Si esprime la più viva soddisfazione per la decisione, assunta dalla Commissione Affari Costituzionale del Senato, di stralciare dalla discussione quella parte dell’art. 9 del DDL sulla semplificazione che prevedeva la riforma della figura del Segretario Comunale nei comuni inferiori a 5.000 abitanti.
Si ringrazia particolarmente la Senatrice Mriangela BASTICO, il Senatore Lucio MALAN ed il Senatore Massimo GARAVAGLIA nonché la Commissione Affari Costituzionali del Senato che ha saputo imporre la propria ragionevolezza scongiurando il pericolo di interventi legislativi non meditati e senza il corretto confronto e dibattito parlamentare su una figura tanto centrale e rilevante quale quella dei Segretari comunali e provinciali.
Pertanto la sede opportuna per la discussione appare dunque quella della revisione del TUEL in sede di riforma delle Autonomie Locali.
aggiornamento 11/11/2008
proposte di riforma federalista in 4 punti nate da alcuni colleghi:
Punti fondamentali:
1. RECLUTAMENTO SEGRETARI. CONCORSI SU BASE REGIONALE SOLO DOVE VI E’ CAPIENZA DELL’ALBO ed OBBLIGO PERMANENZA PRIMI 3 ANNI SEZIONE REGIONALE APPARTENENZA.
effetto: "Regionalizzando" le sedi delle prove parteciperanno più Lombardi (o quelli della regione interessata alle prove) con evidente beneficio di maggiore probabilità che i segretari (finalmente) siano ESPRESSIONE DEL TERRITORIO.
2. CONVENZIONAMENTO RAGIONEVOLE: MAX 8 MILA ABITANTI MAX 3 COMUNI
effetto: si razionalizzano le spese ma non si deve varcare la soglia di efficienza ed efficacia a scapito degli enti locali premiando la sola "finta" economicità. Libere decisioni degli Enti Locali e dei loro Sindaci sulle convenzioni, norma di principio senza obbligo per gli enti locali - rischio di incorrere in conflitti con la Carta Costituzionale Titolo V ).
3. SEZIONI REGIONALI COMPLETAMENTE AUTONOME SU TUTTE LE TIPOLOGIE DI SEDI DI SEGRETERIA COMPRESE CITTA’ E PROVINCE. Obbligo da parte delle Sezioni Regionali dell'Agenzia di provvedere direttamente alla nomina se entro 120 giorni da quando la sede è vacante l'Ente non vi ha provveduto.
4. RISPARMIO PER I CITTADINI CON AMPLIAMENTO RESPONSABILITA’ E DOVERI (PERO' CON GARANZIE DI CORRETTO ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE ora sotto scacco dello SPOIL SYSTEM e di mancate nomine) DEL SEGRETARIO COMUNALE. Inoltre, eventuale valutazione della POSSIBILITA’ DI ROGARE ATTI NOTARILI ANCHE TRA PRIVATI E NON SOLO NELL’INTERESSE DELL’ENTE magari per gli atti tra privati quelli con un limite di importo ragionevole).
paolo bertazzoli
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Poiché 2/3 dei comuni sono piccoli comuni. si ritiene più utile lo stralcio con discussione in sede TUEL per evitare contraccolpi applicativi proprio ai piccoli comuni. APPELLO A TUTTI I COLLEGHI: Contattate tutti i SENATORI di riferimento per ottenere uno STRALCIO DEL PROVVEDIMENTO SENATO 1082, elenco email Senatori e nomi clicca su "Leggi tutto" qui in basso:
Aggiornamento 16/10/2008 prima risposta dal SENATO.
SI RINGRAZIA per la prontezza e per la sensiblità dimostrata la prima Senatrice che ha risposto all'appello via email del 15 ottobre 2008: l'On.le Senatrice MARIANGELA BASTICO, PD.
Si ringraziano inoltre particolarmente per l'impegno profuso il Sen. Lucio MALAN, PDL, insieme con i Colleghi Giampiero Vangi ed il Collega Ciro Mennella titolare della Sede di segreteria SOMMARIVA PERNO+CERESOLE D'ALBA. (comuni cd "polvere" del Piemonte che hanno pari dignità e addirittura maggiori motivi di essere aiutati dal sistema proprio perché piccoli comuni).
SENATO DELLA REPUBBLICA
Roma, 16 ottobre 2008
Sono impegnata a lavorare per lo stralcio della norma relativa ai segretari comunali perchè ritengo che ogni modifica dell'attuale situazione giuridica e funzionale relativa alla figura dei segretari comunali dovrà essere valutata attentamente e approfondita nel quadro complessivo di riforma del sistema delle autonomie locali.
A tal fine il Partito Democratico è impegnato a presentare un Progetto di Legge organico sul riassetto delle Autonomie Locali.
Sen. Mariangela Bastico
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Aggiornamento del 15/10/2008. COLLEGHI: Contattate i seguenti Senatori: COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI DEL SENATO Presidente Carlo Vizzini PDL e-mail:
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,
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Vice presidente Domenico Benedetto Valentini PDL e-mail
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INCOSTANTE Maria Fortuna, PD e-mail
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Segretari Adamo Marilena PD e-mail
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Bodega Lorenzo LNP e-mail
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Componenti · BASTICO Mariangela, PD – e-mail
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· BATTAGLIA Antonio, PdL – e-mail
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· BELISARIO Felice, IdV – e-mail
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· BIANCO Enzo, PD – e-mail
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· BOSCETTO Gabriele, PdL – e-mail
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· CECCANTI Stefano, PD – e-mail
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· COSSIGA Francesco, UDC-SVP-Aut – e-mail
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· DE SENA Luigi, PD – e-mail
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· FAZZONE Claudio, PdL – e-mail
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· LAURO Raffaele, PdL – e-mail
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· MARINO Mauro Maria, PD – e-mail
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· NESPOLI Vincenzo, PdL – e-mail
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· PASTORE Andrea, PdL – e-mail
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· PISTORIO Giovanni, Misto, MPA-
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· PROCACCI Giovanni, PD – e-mail
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· SALTAMARTINI Filippo, PdL – e-mail
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· SANNA Francesco, PD – e-mail
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· SARO Giuseppe, PdL – e-mail
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· VITALI Walter, PD – e-mail
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Aggiornamento del 13/10/2008 Si prende atto delle dichiarazioni rilasciate dal Sottosegretario al Ministero dell’Interno On. Davico, che in chiusura del convegno nazionale organizzato da Legautonomie a Viareggio, ha annunciato in particolare che il comma 6 dell’art. 30 del d.d.l. n. 1441/bis, recante profonde modifiche del ruolo e delle funzioni del segretario comunale, sarà stralciato dal testo attualmente all’attenzione del Senato.
lettera del sindaco
COMUNE DI ______________________ (Prov. di ___)
Al Signor Ministro dell’Interno On.le Roberto Maroni
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fax 0646549599
Al Signor Ministro della Funzione Pubblica On.le Renato Brunetta
fax 0668997188
Al Presidente dell’ A.N.C.I.
fax 067140521
Oggetto: Richiesta di modifica della riforma dei segretari comunali e provinciali nei piccoli comuni.
Onorevoli Ministri, egr. Presidente dell’, nella mia qualità di Sindaco di un ente di modeste dimensioni, chiedo alle SS.VV. di attivarsi affinché sia cancellato o modificato l’intervento legislativo contenuto nel d.d.l. 1441 bis-a di riforma del ruolo del segretario comunale nei piccoli comuni. La riforma imporrebbe modalità di convenzionamento obbligatorio con un numero di comuni o di abitanti talmente elevato da rendere estremamente difficile, se non impossibile, che il segretario possa effettivamente garantire l’adempimento delle sue funzioni con un minimo di qualità e professionalità. Nei piccoli comuni, quale quello di cui sono Amministratore, è indispensabile poter contare su un supporto effettivo e costante che costituisca un punto di riferimento per il già ridottissimo personale in servizio e che garantisca nel contempo il corretto ed efficace andamento dell’attività amministrativa. Questa indispensabile funzione, unitamente alla necessità di assicurare la collaborazione agli organi politici, presuppone un impegno anche temporale che è incompatibile con un numero di comuni troppo elevato perché possa essere gestito, contemporaneamente, da un solo segretario. Peraltro oggi i comuni godono già della facoltà di convenzionarsi per la gestione associata del servizio di segreteria: rendere la convenzione obbligatoria, con un numero tale di comuni, rende viceversa impossibile all’amministrazione in carica scegliere in autonomia l’assetto organizzativo ritenuto maggiormente funzionale rispetto ai bisogni espressi dalla comunità amministrata. Per questo motivo chiedo che la riforma della figura del segretario comunale nei piccoli comuni sia stralciata dal d.d.l. in oggetto e ridiscussa nell’ambito della riforma del Testo Unico degli Enti Locali, cioè nel suo naturale alveo di definizione. In ogni caso, qualora tale opzione non dovesse essere ritenuta praticabile, chiedo che il numero dei comuni o di abitanti per i quali sia obbligatoria la sede unica di segreteria, venga significativamente ridotto, anche secondo una logica di fattibilità che l’esperienza pratica di chi vive il quotidiano dei piccoli comuni, impone di considerare, specie in virtù della reale funzionalità e potenzialità di efficacia del disegno di riforma. Fiducioso dell’attenzione istituzionale che vorrà riservare alla presente, inoltro I più deferenti saluti. Lì _______ Il Sindaco
Aggiornamento 08/10/2008 Richiesta decisione su stralcio per Atto Senato n. 1082 XVI Legislatura DISEGNO DI LEGGE presentato dal Ministro dell’economia e delle finanze (TREMONTI) dal Ministro dello sviluppo economico (SCAJOLA) dal Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione (BRUNETTA) dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali (SACCONI) dal Ministro per la semplificazione normativa (CALDEROLI) e dal Ministro della giustizia (ALFANO) (V. Stampato Camera n. 1441-bis) approvato dalla Camera dei deputati il 2 ottobre 2008 Trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza il 6 ottobre 2008 Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile
http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=DDLPRES&leg=16&id=312610 http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00312610.pdf
Da organizzazione sidacale UNSCP fonte: www.segretarientilocali.it
Roma, 1 Ottobre 2008 APPELLO ALLE ISTITUZIONI SULLA RIFORMA DEL RUOLO DEI SEGRETARI COMUNALI E PROVINCIALI E’ in discussione al Parlamento, con l’art. 30 comma 6 del d.d.l. 1441 bis-a, una proposta di riforma del ruolo del segretario comunale nei piccoli comuni che è profondamente dannosa per le stesse autonomie e che, se definitivamente approvata, metterebbe seriamente a repentaglio la possibilità di assicurare la tutela del buon andamento dell’attività amministrativa degli enti locali. La riforma prefigura per i comuni inferiori a 5.000 abitanti l’obbligo di costituire sedi di segreteria unificate - e quindi con un unico segretario - che raggiungano ben 15.000 abitanti, o siano composte da almeno 4 comuni, con la logica conseguenza di sopprimere, in un colpo solo, ben 2.000 posti di lavoro. Con una simile riforma si smantellerebbe di fatto il ruolo dei segretari comunali nei piccoli comuni, privandoli dell’unica figura professionale che storicamente assicura nell’ambito dell’amministrazione locale la funzione di garanzia e regolarità amministrativa. Non è infatti seriamente pensabile che un unico segretario possa svolgere efficacemente le sue delicate e complesse funzioni di primo collaboratore del sindaco, della giunta e del consiglio comunale, nonché di punto riferimento dell’intera organizzazione amministrativa, in un numero di comuni così elevato! Con l’approvazione di una tale riforma si scivolerebbe verso una china che priverebbe gli enti locali, con particolare riferimento a quelli di minori dimensioni che costituiscono il 71% del totale dei comuni in Italia, di ogni garanzia di effettiva legalità e di efficace ed efficiente amministrazione. L’Unione nazionale Segretari Comunali e Provinciali, e attraverso essa i segretari tutti, rivolgono un forte appello al mondo delle Autonomie e alle sue Associazioni Rappresentative ANCI e UPI, perché facciano sentire la propria voce, contrastando questo disegno e riaffermando la centralità del segretario comunale e del suo ruolo fondamentale nella vita degli enti locali. L’Unione rivolge un appello altrettanto forte ed accorato alle Istituzioni, al Governo, ai Deputati e ai Senatori della Repubblica, perché sia respinta questa prospettiva, e siano salvaguardati i valori di legalità ed efficienza che il segretario rappresenta in tutti i piccoli comuni e che da sempre costituiscono l’asse portante del sistema delle Autonomie in Italia. La Segreteria Nazionale
Aggiornamento 30/09/2008
ESAME DELLE DISPOSIZIONI IN MATERIA ECONOMICA
E’ ripreso in Aula l’esame del disegno di legge C1441 bis-A: Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria (collegato alla manovra di finanza pubblica). (30 settembre 2008)
RESOCONTI PARLAMENTARI:
link del presente resoconto: http://www.camera.it/resoconti/dettaglio_resoconto.asp?idSeduta=57&resoconto=stenografico&indice=alfabetico&tit=00100&fase=00070#sed0057.stenografico.tit00100.sub00070
Si riprende la discussione. Bozze non corrette in corso di seduta
(Esame dell'articolo 30 - A.C. 1441-bis-A)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 30 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 1441-bis-A). Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Bosi. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, il mio breve intervento mi dà l'opportunità di sollevare una questione che penso stia a cuore a tutti, soprattutto a coloro dai quali il federalismo viene interpretato come una forma di maggior autonomia delle amministrazioni locali. Nell'articolo che ci accingiamo testé ad esaminare, con i vari emendamenti, vi sono norme, segnatamente una, che obbligherebbe le amministrazioni comunali ad associarsi per avere un unico funzionario, un unico segretario comunale. Sui segretari comunali, credo si debba chiarire che una volta erano funzionari nominati dalla prefettura e rappresentanti del Ministero dell'interno, mentre oggi essi vengono scelti dai sindaci da appositi elenchi. Ma vi è di più: molti segretari comunali svolgono funzioni di direttore generale e sono contemporaneamente funzionari che hanno ruoli di assistenza alla correttezza degli atti amministrativi, ma anche di gestione. Mi domando se si possano obbligare più comuni, magari con amministrazioni di segno e colore diversa, dove il rapporto fiduciario fra l'amministrazione, il sindaco e il segretario direttore generale deve essere totale, a servirsi di un unico funzionario (anche quattro o cinque comuni). Questo è quanto prevede questo articolo, nel quale, tra l'altro, si ignorano anche condizioni diverse presenti nelle amministrazioni, anche con popolazione inferiore a cinquemila abitanti. Credo che, per esempio, comuni con popolazione inferiore a cinquemila abitanti che sono in zone di entroterra abbiano situazioni molto differenziate rispetto ad altri comuni che pure abbiano una popolazione ridotta. Pensiamo, ad esempio, ai comuni ad alta intensità turistica, nei quali, se sono residenti poche migliaia di persone, ci sono ospiti per un ammontare di decine di migliaia di persone nei periodi di più intenso turismo. - Pag. 147 -
Pertanto, queste ultime amministrazioni hanno carichi di lavoro, spese, profili organizzativi, esigenze infrastrutturali tali da richiedere un direttore generale. Come la mettiamo, dunque, con la questione del segretario comunale? Il segretario comunale non è il juke box che, a richiesta, fornisce l'informazione tecnico-giuridica per la correttezza dell'atto, ma il segretario è, in questo caso, un manager e un direttore che non può contemporaneamente fare il direttore di più comuni. Credo che il Governo debba ripensare questa norma. Leggo, poi, alcuni emendamenti presentati da colleghi dell'opposizione, che addirittura recano l'obbligo di esercitare funzioni per gruppi di comuni, quasi l'autonomia del comune non esistesse più. Credo che qui - mi riferisco ai colleghi della Lega, che in modo particolare sono notoriamente molto sensibili e molto attenti alla questione delle autonomie - ci siano palesi, pesanti, pesantissime violazioni delle autonomie dei comuni. Questo è il prodromo della stagione del federalismo? Questo, lo domando; però, penso che davvero dobbiamo un chiarimento di fondo. Non tanto per collocarci all'opposizione o nella maggioranza, ma sul territorio, in giro per il nostro Paese, maggioranze di centrodestra o di centrosinistra, vogliamo garantire l'autonomia e il diritto dei cittadini, che si eleggono - dico: «si eleggono» - i propri rappresentanti , di trovare soggetti responsabili dell'amministrazione, soggetti a cui non sia stata tolta la responsabilità, in processi di accorpamenti e di deleghe ad altri che, appunto, fanno venir meno la responsabilità della singola amministrazione? Immaginate più comuni che si debbano riunire, con un sindaco di un colore, uno di un altro, uno che ha interessi, per scegliere insieme il direttore generale. Se non crediamo a tale ipotesi, si abbia il coraggio, ope legis, di fondere i comuni, ma smettiamola con questa sistematica aggressione all'autonomia degli enti locali, laddove proprio l'articolo 119, il nuovo articolo 119 della Costituzione, garantisce autonomia di entrate e di spesa. Sarebbe questo il sistema di garantire l'autonomia? - Pag. 148 -
Interverrò, poi, sui singoli emendamenti, ma credo che questa riflessione debba essere chiara e ben presente, non solo al Governo, ma a tutta l'Aula.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Camillis. Ne ha facoltà.
SABRINA DE CAMILLIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel condividere gran parte delle cose dette dall'onorevole Bosi su questo articolo, ritengo che, in effetti, vada fatta una riflessione approfondita sulle iniziative che, magari, potrebbero derivare da un decreto legislativo che non tenesse conto, in effetti, del sistema regolamentare dei segretari comunali, della loro carriera e della loro professione, nonché, appunto, degli articoli 117 e 119 della Costituzione. Pur se, in effetti, dà significative e positive disposizioni di semplificazione in favore dei comuni minori, questo articolo crea numerose criticità e profonde contraddizioni riguardo al profilo della figura del segretario comunale, che rischiano, se non adeguatamente risolte, di porre a repentaglio la stessa funzionalità degli enti minori. Un esempio per tutti è stato già fatto: la reintroduzione del controllo di legittimità sugli atti contrasta in modo palese come il potere di nomina e di revoca da parte del sindaco del segretario comunale. E pertanto è necessaria una riflessione in materia, prima di dar corso all'emanazione di principi e criteri direttivi che potrebbero portare a una paralisi dell'intero sistema delle autonomie locali; oltre naturalmente a tutte le questioni di funzionalità proprie di territori, che sono comuni all'intera Italia: comuni piccolissimi e sparpagliati sul territorio, che per raggiungere i famosi 15 mila abitanti vedrebbero il segretario comunale fare il commesso viaggiatore più che espletare le funzioni che gli sono consone. Concludo invitando quindi il Governo e il Ministro, magari prima di adottare il decreto legislativo, a verificare l'opportunità di far sì che lo status giuridico del segretario comunale venga trattato nell'ambito della riforma del Testo unico degli enti locali. Mi riservo poi di intervenire emendamento per emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Buonanno. Ne ha facoltà. - Pag. 149 -
GIANLUCA BUONANNO. Signor Presidente, in merito alla discussione sui segretari comunali, ritengo che chi, come il sottoscritto e molti dei deputati della Lega, ha fatto e fa il sindaco, abbia delle puntualizzazioni da fare. Circa quindici anni fa, anche meno, i segretari comunali venivano scelti dalle prefetture, e quindi i sindaci si ritrovavano ad avere a che fare con dei funzionari che molto spesso, invece di lavorare, «dormivano», molto spesso, invece di fare gli interessi della comunità, guardavano ad altre faccende, e noi, poveri sindaci, dovevamo andare col cappello in mano dal prefetto chiedendo la sostituzione del segretario; poi invece il prefetto, da buon Ponzio Pilato, faceva finta di niente e noi ci dovevamo ritrovare un funzionario che non andava incontro alle esigenze sia dell'amministrazione sia, naturalmente, dei cittadini. Prendo spunto da ciò per raccontarvi quello che ho fatto quindici anni fa, quando ero già sindaco: il ministro Brunetta, così bravo, credo che possa imparare qualcosa anche da me. Avevo un segretario comunale che arrivava alle dieci del mattino e che, dopo poche ore, andava via e si chiudeva nel suo ufficio, che era di fronte al mio. Dopo un po' di volte che dicevo al funzionario che, siccome era in sostanza il direttore generale del municipio, doveva dare l'esempio ai dipendenti - ed era invece il contrario perché, se il capo dorme in piedi, non puoi pretendere che i dipendenti facciano quanto devono fare - e, pertanto, evidentemente, doveva darsi una scossa. Atteso che nessuna legge lo impediva, ho pensato che la prima cosa giusta da fare fosse smontargli la porta, perché così, dal mio ufficio, potevo guardare direttamente ciò che faceva lui nell'altro ufficio (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Dopodiché, ho cercato di fare quanto successe al povero Fantozzi quando, nel celebre film, andò al casinò col suo capo e, quando cominciò a perdere, il suo ufficio visivamente perdeva tutti i pezzi: così, gli abbiamo tolto i quadri, i tappeti, le piante e l'abbiamo lasciato con una scrivania e una sedia, e il crocifisso, naturalmente. Dopo un po' di tempo, il buon segretario diede le sue dimissioni e andò da un'altra parte, e così ho risolto il problema sia col prefetto sia con lui, e riuscii finalmente ad avere un segretario comunale adeguato. - Pag. 150 -
Poi ci fu la riforma, e questa riforma ha consentito finalmente ai sindaci, che sono comunque coloro che rappresentano la città, di poter scegliere chi può fare qualcosa all'interno del meccanismo complicato della macchina comunale, e quindi abbiamo delle persone nelle quali possiamo avere un po' fiducia. Dico: «un po'» perché, se uno è fortunato, la fiducia c'è e si raggiungono anche dei risultati, ma se uno poi, come spesso capita, vede una persona molto motivata, capace, che dopo due o tre mesi comincia a perder colpi e poi ad avere una serie di problemi, siamo di nuovo in difficoltà. - Pag. 151 -
Quando si parla di caste, una casta che esiste è quella dei segretari comunali, i quali hanno pure un'Agenzia per potersi difendere (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania), ed anche quando gli va male hanno poi qualche anno di tempo per prendere sempre lo stipendio, mantenuto certamente da tutti noi, e potersi quindi ricollocare da altre parti (mi suggerisce una collega che sono un po' come i piloti dell'Alitalia e allora li passiamo tutti dirigenti così gli facciamo quello che hanno fatto agli altri). Come dicevo, i sindaci hanno bisogno di punti di riferimento e, quindi, di poter dare quelle risposte necessarie. I segretari comunali - ribadisco - se sono persone in gamba sono quelli che fanno girare la macchina comunale ed anche quei dipendenti che lavorano un po' meno si devono adeguare ad un sistema; ma è certo, invece, che se il segretario comunale è una persona che preferisce pensare ad altro piuttosto che a lavorare, il discorso diventa molto più complicato. Noi della Lega ci auguriamo dunque che vi possa essere una riforma seria per questo settore, la quale possa giovare veramente alle amministrazioni comunali. Non stiamo facendo un discorso esclusivamente di un colore politico, ma diciamo ciò perché i sindaci sono di tutti i colori ed hanno tutti gli stessi problemi, e quando si parla dei problemi non andiamo a guardare se uno è di destra, di sinistra o della Lega, ma vogliamo trovare un risultato perché i cittadini vogliono un risultato, e noi vogliamo avere le mani libere per avere funzionari che, se lavorano, è giusto che vengano pagati, ma che, se non lavorano, è giusto dargli un calcio nel sedere e scegliere in maniera libera un altro funzionario (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore per la V Commissione ad esprimere il parere delle Commissioni.
MASSIMO ENRICO CORSARO, Relatore per la V Commissione. Signor Presidente, le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Amici 30.1 e Miotto 30.2, mentre il parere è favorevole sugli emendamenti Livia Turco 30.3, Miotto 30.4, Livia Turco 30.5 e Miotto 30.6. Le Commissioni - Pag. 152 - esprimono altresì parere contrario sull'emendamento Livia Turco 30.7...
PRESIDENTE. Onorevole relatore, le ricordo che l'emendamento Livia Turco 30.7 è inammissibile.
MASSIMO ENRICO CORSARO, Relatore per la V Commissione. Chiedo scusa. Le Commissioni esprimono parere contrario sugli identici emendamenti Miotto 30.8 e Oppi 30.9, nonché sull'emendamento Marinello 30.10. Per quanto riguarda l'emendamento Gioacchino Alfano 30.11, ci rimettiamo alle valutazioni del Governo. Le Commissioni esprimono altresì parere contrario sugli emendamenti Rubinato 30.12 e Borghesi 30.13, mentre raccomandano l'approvazione del loro emendamento 30.300. Le Commissioni esprimono invece parere contrario sugli identici emendamenti Giudice 30.15, Borghesi 30.16 e Fontanelli 30.17, nonché sull'emendamento Borghesi 30.18 e sugli identici emendamenti Borghesi 30.19 e Osvaldo Napoli 30.20. Le Commissioni raccomandano inoltre l'approvazione del loro emendamento 30.301, mentre sull'emendamento Luciano Dussin 30.21 il parere è contrario...
PRESIDENTE. Onorevole relatore, l'emendamento Luciano Dussin 30.21 è stato ritirato.
MASSIMO ENRICO CORSARO, Relatore per la V Commissione. Le Commissioni, infine, esprimono parere contrario sull'emendamento Lo Monte 30.22 e sugli identici emendamenti Borghesi 30.23 ed Osvaldo Napoli 30.24, mentre mi pare che l'emendamento Montagnoli 30.25 fosse stato ritirato.
PRESIDENTE. Sì, l'emendamento Montagnoli 30.25 è stato ritirato.
MASSIMO ENRICO CORSARO, Relatore per la V Commissione. Le Commissioni accettano l'emendamento 30.302 del Governo.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere è sostanzialmente - Pag. 153 - conforme a quello del relatore, ad eccezione degli emendamenti Livia Turco 30.3, Miotto 30.4, Livia Turco 30.5 e Miotto 30.6, rispetto ai quali il Governo si rimette all'Assemblea per questo semplice motivo che riguarda anche gli emendamenti successivi in tema di farmaceutica: è attualmente in corso, infatti, una trattativa tra il Ministero del Welfare (ramo sanità o salute che dir si voglia) con il comparto farmaceutico. Da questa trattativa dovrebbe anche derivare qualche miglioramento dell'assunto dell'articolo 30, tenendo anche conto che, ad esempio, l'emendamento Gioacchino Alfano 30.11 che era stato ritirato avrebbe avuto anche un parere favorevole da parte, credo, del relatore (se fosse stato mantenuto) e del Governo, perché andava a razionalizzare la materia. Ma siccome è in oggetto una razionalizzazione completa attraverso una trattativa con le parti interessate, è opportuno che per adesso non vi siano norme ulteriori che appesantiscono questo tipo di trattativa. Relativamente agli altri emendamenti il parere, come dicevo, è conforme a quello espresso dal relatore, tenendo conto che la questione dei segretari comunali, che pure riveste grande importanza, tutto sommato è stata conciliata nel testo approvato dalle Commissioni fissando un limite quantitativo assolutamente ragionevole che può, in qualche modo, cercare di contemperare entrambe le esigenze, quella di salvaguardia della finanza pubblica e di contenimento della spesa ai comuni e, contemporaneamente, anche quella di una gestione efficiente e non troppo dispersiva e difficile per l'elevato numero di comuni rispetto ai quali i segretari comunali devono prestare la loro opera. La soluzione approvata dalle Commissioni è di compromesso, però, ad avviso del Governo, assolutamente ragionevole.
PRESIDENTE. Prendo atto che l'emendamento Marinello 30.10 è stato testé ritirato. Pregherei l'onorevole rappresentante del Governo di fornire un'indicazione più precisa sull'emendamento Gioacchino Alfano 30.11, avendo detto il relatore per la V Commissione, onorevole Corsaro, che le Commissioni si rimettono al parere del Governo. Qual è il parere del Governo?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, forse mi sono espresso male, - Pag. 154 - ma rispetto all'emendamento Gioacchino Alfano 30.11, quello del Governo sarebbe un parere di valutazione ragionevolmente positiva, però si formula un invito al ritiro perché è in corso questo tipo di trattativa.
PRESIDENTE. Ho capito, vi è stata una scarsa comprensione da parte mia: un modo elegante per dire che si era spiegato male lei. Prendo atto che l'onorevole Gioacchino Alfano ritira il suo emendamento 30.11. Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 30.1 Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, come delegazione radicale nel Partito Democratico, sosteniamo questo emendamento Amici 30.1, perché mira a cancellare l'ennesimo favore fatto a vantaggio di quella che è, e lo è sempre di più, una vera e propria casta fuori dal tempo, oltre che fuori dal mercato: la casta dei farmacisti, che sono i veri assistiti di questo Paese (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Con questa disposizione si permette alle farmacie di svolgere servizi che, di tutta evidenza, portano flussi di clientela. Affermo ciò perché se fosse una misura a vantaggio dei consumatori allora si sarebbero inserite anche altre categorie come i medici di base o come i parafarmacisti che sono una realtà, oggi, di duemila esercizi, che è stata resa possibile grazie alla liberalizzazione del Governo Prodi. Si tratta di realtà rispetto alla quali l'attuale Governo, invece, anche rispetto a proposte di legge depositate al Senato, è dell'avviso di farle chiudere. Noi presenteremo un ordine del giorno su questo tema, intanto, però, voteremo a favore dell'emendamento Amici 30.1 in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Miotto. Ne ha facoltà per un minuto.
ANNA MARGHERITA MIOTTO. Signor Presidente chiederei un po' di attenzione sull'emendamento Amici 30.1 da parte - Pag. 155 - dei colleghi, perché poco fa, all'inizio del dibattito pomeridiano, il professor Zaccaria ha richiamato l'attenzione di tutti sulla estraneità di molte materie a questo provvedimento. È questo un caso di scuola. Pensate: il titolo di questo provvedimento riguarda la competitività, ma cosa c'entra il riordino delle farmacie con la competitività? Il processo civile, che cosa c'entra con il riordino delle farmacie? Lo sviluppo economico è un presidio del sistema sanitario? Mi sembra che l'oggetto della delega sia tutt'altro rispetto alla semplificazione. E riguardo alla stabilizzazione della finanza pubblica? Beh, forse con i tagli questa delega ha qualcosa a che fare, perché taglia risorse alle farmacie rurali.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
ANNA MARGHERITA MIOTTO. Concludendo, cosa c'entra la perequazione tributaria? Insomma, si tratta di una materia completamente estranea. Con questo emendamento si propone di sopprimere i commi 1 e 2 dell'articolo 30 perché sono totalmente estranei alle materie trattate.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 30.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 473 Votanti 446 Astenuti 27 Maggioranza 224 Hanno votato sì 194 Hanno votato no 252).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Miotto 30.2. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Miotto. Ne ha facoltà. - Pag. 156 -
ANNA MARGHERITA MIOTTO. Signor Presidente, con questo emendamento chiediamo che fra i principi della delega sia tenuta presente una norma introdotta dal Governo Prodi che va sotto il nome di istituzione delle farmacie, e meglio conosciuta come la disposizione appartenente alla prima «lenzuolata» del Ministro Bersani. In questa operazione di riordino, dai contorni un po' vaghi ed incerti, almeno occorrerebbe essere chiari su un punto. Da pochi mesi è operativa questa norma che consente la distribuzione di alcuni farmaci, con risparmio notevole per le famiglie e quindi a vantaggio dei consumatori, senza danneggiare il sistema delle farmacie pubbliche e private, che peraltro costituiscono un presidio essenziale del sistema sanitario nel nostro Paese, ed inoltre offre l'occasione di uno sbocco professionale dignitoso per molti giovani farmacisti che altrimenti sarebbero rimasti ad affollare le lunghe liste di attesa per vedere corrisposta l'ambizione di poter lavorare in una farmacia pubblica o privata. Ebbene, con questo emendamento si chiede semplicemente che la delega venga esercitata dal Governo rispettando quanto già previsto dal decreto-legge n. 223 del 2006, convertito nella legge n. 248 del 2006. Devo dire che sono un po' sorpresa nel sentire che il relatore ed il Governo hanno espresso un parere contrario su questo emendamento. Allora mi viene un dubbio: forse si ha in mente - invece di attribuire nuove funzioni e nuovi ruoli alle farmacie in campi che sono oggi ahimè largamente scoperti, come ad esempio l'assistenza domiciliare (poi diremo però dell'incongruenza di questa previsione che pure sarebbe stata condivisibile e che sta tutta naturalmente nella norma finanziaria che prevede costo zero per questa operazione) -, accanto a questa indicazione contenuta nella delega da esercitare da parte del Governo, di riordinare anche questo campo, questo settore che ha avuto la grande innovazione dell'introduzione delle parafarmacie? Non sarebbe stato il caso di dirlo esplicitamente? Penso, quindi, sia un grave errore votare contro l'emendamento in esame, perché davvero allora vuol dire che con il - Pag. 157 - disegno di legge Gasparri-Tomassini (che è stato presentato dalla maggioranza e che mi sembra abbia iniziato l'esame presso la corrispondente Commissione del Senato) la maggioranza intende attestarsi su quella linea, che rappresenta un altro passo indietro rispetto ad un'innovazione pur timida e parziale che aveva connotato i diciotto mesi del Governo Prodi, e che, in questo campo, credo abbia fatto bene all'intero sistema, all'intero settore. Perché insomma dire di «no» a questo emendamento? Faccio notare, cari colleghi, che questa delega per il riordino delle farmacie non era nota e non è nota, perché appare solo una settimana fa. Per tre mesi invece avete fatto discutere di un altro argomento che è stato rapidamente accantonato, perché la proposta originaria contenuta in questo provvedimento prevedeva di fatto l'abrogazione delle farmacie rurali. Per tre mesi due emendamenti riguardavano l'abrogazione di fatto delle farmacie rurali. Solo qualche giorno fa appare improvvisamente questo emendamento che sostituisce l'abrogazione dell'indennità di residenza per le farmacie rurali. Non vi sembri strano, ma a pensar male si fa peccato ma talvolta ci si indovina. Pertanto, spero che questo emendamento possa essere attentamente valutato dall'Assemblea e approvato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Miotto 30.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 476 Votanti 474 Astenuti 2 (Maggioranza 238 Hanno votato sì 219 Hanno votato no 255). - Pag. 158 -
Passiamo alla votazione dell'emendamento Livia Turco 30.3. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Miotto. Ne ha facoltà.
ANNA MARGHERITA MIOTTO. Il relatore ha espresso parere favorevole all'emendamento Livia Turco 30.3. Dunque, avrei potuto non intervenire, anzi mi ero ripromessa di non intervenire ma il sottosegretario ha detto che si rimette all'Assemblea e allora, cari colleghi, facciamo un piccolo ragionamento. Penso che la Lega non farà mancare il voto favorevole sull'emendamento in questione. Siamo di fronte ad una norma, una delega al Governo per riformare il settore farmaceutico, che riguarda le competenze, i ruoli, le funzioni attribuite alle farmacie, che sono di competenza delle regioni. Si tratta di materia normata dall'articolo 117 della Costituzione come materia esclusiva delle regioni poiché attiene all'organizzazione dei servizi di assistenza domiciliare, di educazione sanitaria, di prevenzione, di prenotazione delle visite e della consegna dei farmaci a domicilio e così via. Si tratta di un'invasione dell'autonomia regionale. Quando abbiamo sollevato la questione in Commissione, devo dire che non abbiamo trovato nel Governo un argine rispetto a questa tentazione di invadere le competenze regionali. Ma come si fa a parlare di federalismo mattino, pomeriggio e sera e, poi, di notte ad approvare queste norme? Ma non vi sembra che sia anacronistico, ora, nel 2008, dopo il referendum sul titolo V della Costituzione, dopo le decine di ricorsi delle regioni sulle norme approvate e contenute nelle leggi finanziarie, e su parecchie leggi di questi due mesi? Noi continuiamo ad invadere la competenza delle regioni. L'emendamento che abbiamo presentato tende a mitigare tale invasione. Ritengo che questi due commi dovessero essere stralciati proprio per questa ragione. Non c'è materia per lo Stato di entrare in queste materie per normare queste funzioni che sono di competenza regionale. Tuttavia, nel momento in cui il Governo insiste, almeno rendiamo compatibile questa norma con le previsioni dei piani sanitari di ciascuna regione. Perlomeno facciamo questo, altrimenti debbo dire che cadremmo in una contraddizione plateale e mi sorprende che le regioni non si facciano sentire ma forse non conoscono ancora - Pag. 159 - la norma, dal momento che è maturata nell'arco di poche ore dalla scorsa settimana ad oggi. Quindi mi auguro che l'Assemblea accolga il parere già espresso dalle Commissioni che avevano espresso parere favorevole su questo emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Livia Turco 30.3, accettato dalle Commissioni e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Vedi votazioni).
(Presenti 479 Votanti 475 Astenuti 4 (Maggioranza 238 Hanno votato sì 470 Hanno votato no 5).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Miotto 30.4. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Miotto. Ne ha facoltà.
ANNA MARGHERITA MIOTTO. Adesso vi risparmio, ma l'emendamento 30.4, di cui sono prima firmataria, è uguale al precedente, esattamente uguale al precedente: ci si richiama ai piani regionali per consentire l'esercizio della delega in materie che sono di competenza regionale.
PRESIDENTE. Confermo quanto affermato dall'onorevole Miotto. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Miotto 30.4, accettato dalle Commissioni e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea. (Segue la votazione). - Pag. 160 -
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 480 Votanti 473 Astenuti 7 (Maggioranza 237 Hanno votato sì 472 Hanno votato no 1).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Livia Turco 30.5, accettato dalle Commissioni e sul quale il Governo si è rimesso all'Assemblea. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 474 Votanti 468 Astenuti 6 Maggioranza 235 Hanno votato sì 467 Hanno votato no 1). - Pag. 161 -
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Miotto 30.6, accettato dalle Commissioni e su cui il Governo si rimette all'Assemblea. Si tratta dell'identica questione approvata in precedenza. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 480 Votanti 475 Astenuti 5 Maggioranza 238 Hanno votato sì 475).
Ricordo che l'emendamento Livia Turco 30.7 è inammissibile. Passiamo agli identici emendamenti Miotto 30.8 e Oppi 30.9. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Miotto. Ne ha facoltà.
ANNA MARGHERITA MIOTTO. Signor Presidente e colleghi, questa è la parziale retromarcia che ha fatto il Governo, ma aiutiamolo a fare tutta la retromarcia: ne ha fatta metà, facciamogli completare l'operazione. Cosa aveva previsto il Governo due mesi fa? Aveva previsto, con una norma, di abrogare l'indennità di residenza per le farmacie rurali. Voi tutti sapete, cari colleghi, che le farmacie rurali non sono un lusso per il territorio: sono una necessità di presidio del territorio per realtà che sono di piccola entità: tremila abitanti. L'indennità di residenza viene riconosciuta, perché queste farmacie, avendo un'utenza limitata, spesso in località montane o insulari, rischiano altrimenti di non avere le condizioni economico-finanziarie per sopravvivere. È quindi un servizio - Pag. 162 - essenziale per cittadini che hanno difficoltà nella mobilità, perché spesso si tratta, in queste aree montane, di persone prevalentemente anziane. Questa indennità, peraltro, non è elevatissima e riguarda comunque un numero di farmacie che è abbastanza rilevante nel nostro Paese. Voi sapete che abbiamo una media di una farmacia ogni 3.300 abitanti ed è una grande ricchezza per il sistema sanitario del nostro Paese. Naturalmente, se si toglie o si limita l'indennità, si diminuisce la possibilità di avere questo servizio. Pertanto, come si fa, nei commi precedenti, a sostenere che le farmacie devono essere un luogo di riferimento per i cittadini - non solo per la distribuzione dei farmaci, ma anche per altre funzioni - e, contemporaneamente, limitare l'erogazione e il riconoscimento dell'indennità di residenza, in modo che diminuiranno nel numero e, soprattutto, nelle aree più disagiate? Capisco che vi sia la necessità di risparmiare, di rischiare il fondo del barile, ma i risparmi non vanno fatti nelle aree più disagiate del Paese, non vanno fatti a carico delle farmacie rurali: si chieda uno sconto sui farmaci nelle farmacie che hanno un più alto volume d'affari, ma non si faccia risparmio su queste cose (Applausi del gruppo Partito Democratico). Alla fine, sono poche briciole queste, ma sono essenziali per mantenere in vita un servizio essenziale. Se si toglie questo servizio, ne va anche davvero dell'esigibilità del diritto alla salute contenuto nell'articolo 32 della Costituzione. Mi auguro che l'Assemblea aiuti il Governo a compiere questo sforzo ulteriore: a giugno ha già fatto mezza retromarcia: facciamogliela fare interamente.
MASSIMO ENRICO CORSARO, Relatore per la V Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MASSIMO ENRICO CORSARO, Relatore per la V Commissione. Signor Presidente, intervengo su questo emendamento, in realtà cercando di trarre spunto dalle considerazioni svolte sull'argomento farmacie per rilevare che non vi è alcuna forma di contrasto e di contraddizione tra quanto è scritto nel testo - Pag. 163 - approvato dalle Commissioni e quanto, viceversa, è l'intendimento del provvedimento che stiamo valutando in Aula. Ciò, sia perché, da un lato, la revisione della caratteristica di ruralità per le farmacie è assolutamente necessaria, atteso che quelle indennità erogate alle farmacie sono disposte sulla base di un criterio di individuazione di specifiche che sono datate di diversi decenni (il territorio, morfologicamente e socialmente, è fortemente modificato, per cui si può dare il caso che vi siano alcune farmacie nei confronti delle quali la disponibilità di popolazione di riferimento è assai superiore a quella che si era registrata all'inizio, quando sono state riconosciute come farmacie rurali e, quindi, va da sé che un aggiornamento di questo archivio debba essere fatto), sia perché abbiamo approfittato, questo sì, di questo provvedimento per utilizzare la rete delle farmacie, capillarmente assai diffusa sul territorio molto più di qualunque altro presidio sanitario, per offrire, utilizzando la struttura delle farmacie, un'amplificazione di servizi a diretto supporto del cittadino, esattamente nell'intento di avvicinare la pubblica amministrazione agli interessi del cittadino. È chiaro - e ce ne rendiamo conto - che chi ha inteso, in un recente passato, assimilare la distribuzione dei farmaci alla vendita delle scope e a quella delle lattughe, può non riconoscersi in questo intendimento, ma noi siamo convinti di quello che stiamo facendo (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.
MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, per ristabilire un criterio di verità, la collega adombrava il dubbio che vi fosse un complotto della maggioranza contro il federalismo e contro le farmacie. Vorrei ricordare alla collega che il primo provvedimento che il centrosinistra varò in occasione della magnifica «lenzuolata» fu per pagare un debito alle coop rosse - come diceva il relatore - dando loro le medicine, per pagare in qualche modo, contro un criterio di qualità. E volevano anche dare alle varie parafarmacie e cooperative rosse i farmaci di fascia C. È evidente che questo provvedimento è ben diverso. Come sosteneva il relatore, vi è l'intenzione di - Pag. 164 - incentivare le farmacie rurali e devo dire che la Lega Nord Padania, nella passata legislatura ma anche in questa, ha presentato progetti di legge in questo senso. Quanto poi alla contrapposizione al federalismo, inviterei anche a guardare all'interesse del consumatore e soprattutto del paziente. L'esperienza, ad esempio, dell'Emilia Romagna di avere la possibilità nelle farmacie di prenotare una parte di esami, con un CUP di prenotazione, è un qualcosa che penso vada ripetuto. Invece di pensare all'offesa a qualche assessore, bisognerebbe pensare al piacere che, con questo provvedimento, viene arrecato alla maggioranza degli italiani e alla maggioranza dei pazienti (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Miotto 30.8 e Oppi 30.9, non accettati dalle Commissioni né dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 479 Votanti 472 Astenuti 7 Maggioranza 237 Hanno votato sì 221 Hanno votato no 251).
Ricordo che gli emendamenti Marinello 30.10 e Gioacchino Alfano 30.11 sono stati ritirati. Passiamo alla votazione dell'emendamento Rubinato 30.12. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rubinato. Ne ha facoltà.
SIMONETTA RUBINATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, ho sottoscritto pienamente tutte le motivazioni che la collega Miotto ha illustrato in relazione al suo emendamento 30.2. Questa, come dire, è una difesa in subordine, di retroguardia. - Pag. 165 -
Innanzitutto, voglio anch'io evidenziare come sia particolarmente singolare che, in relazione ad un provvedimento che è partito con l'abrogazione dell'articolo 2 della legge n. 221 del 1968 e della corresponsione delle indennità alle farmacie rurali, si arrivi a dire che si tratta di un emendamento che addirittura, come dire, le incentivi. Pertanto, delle due l'una: o vi è un percorso dietro queste proposte emendative, oppure vi è una certa schizofrenia sull'argomento. A questo percorso credo non sia estraneo - come sollevava anche la collega Miotto - il fatto che al Senato sia stato presentato un disegno di legge a prima firma Maurizio Gasparri e Antonio Tomassini, che titola nel modo seguente: «Disposizioni normative in materia di medicinali ad uso umano e di riordino dell'esercizio farmaceutico». Ebbene, l'esercizio del potere legislativo appartiene a quest'Aula. In particolare, in questo campo, siamo in materia di una delicata competenza Stato-regioni, ma non solo. Anche la materia dell'organizzazione del servizio farmaceutico è particolarmente delicata, posto che, come ha evidenziato la Corte costituzionale, la regolamentazione pubblicistica dell'attività economica di rivendita dei farmaci è preordinata al fine di assicurare e controllare l'accesso dei cittadini ai prodotti medicinali e, in tal senso, a garantire la tutela del fondamentale diritto alla salute. - Pag. 166 -
Atteso ciò, il fatto che il Parlamento e le Commissioni competenti si trovino di fronte ad una disposizione che aboliva tout-court le sovvenzioni, gli aiuti e gli incentivi alle farmacie rurali, trasformandosi poi in una delega al Governo a legiferare in materia, senza avere il tempo necessario affinché il Parlamento possa svolgere il suo compito in una materia così delicata, francamente ci preoccupa. Ci preoccupa, anche leggendo le disposizioni in materia di riordino dell'esercizio farmaceutico contenute nel disegno di legge che ho citato prima, in cui si vuole delegare all'AIFA il compito di redigere, fra i farmaci cosiddetti da banco ovvero senza obbligo di ricetta, una lista di medicinali vendibili anche al di fuori delle farmacie e soprattutto senza obbligo della presenza di un farmacista. Questo ci preoccupa - e ci preoccupa anche il parere contrario sul nostro emendamento - perché si vogliono smantellare le farmacie rurali. Poco fa il collega Polledri ed anche il relatore dicevano che le garanzie ci sono, perché, in realtà, si vogliono soltanto verificare i requisiti previsti dalla legge 8 marzo 1968, n. 221 per la permanenza della ruralità. Eppure, io leggo un'altra cosa e cioè che si intendono rivedere i requisiti della ruralità, non verificare che vi siano. Il mio timore è che, mentre si dice che si vogliono dare più funzioni e maggiori possibilità di servizio ai cittadini anche nelle farmacie rurali, con schizofrenia, si rivedono quei requisiti. Forse sarebbe il caso di continuare invece proprio in quei presidi, in zone disagiate, insulari o montane. Ciò rappresenta proprio il motivo per cancellare la lettera f) che pure voi introducete. Dunque ciò ci preoccupa. Forse, si vuole fare retromarcia sulla questione delle parafarmacie, con riferimento alle quali la norma del decreto Bersani prevedeva, a garanzia dei cittadini e della loro salute, la presenza di un farmacista, mentre il disegno di legge Gasparri-Tommasini prevede che si possano vendere, senza presenza del farmacista, un elenco di farmaci.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
SIMONETTA RUBINATO. Ci preoccupa moltissimo che venga espresso un parere contrario su un emendamento, quello presentato dalla sottoscritta, che semplicemente chiede - Pag. 167 - che, con riferimento alla revisione dei requisiti di ruralità, nei comuni con popolazione inferiore a cinquemila o tremila abitanti sia garantita almeno la presenza di un punto di vendita con farmacista. Ci preoccupa un percorso non schizofrenico ma certamente preordinato ad arrivare sicuramente ad obiettivi che non condividiamo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rubinato 30.12, non accettato dalle Commissioni e dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 473 Votanti 436 Astenuti 37 Maggioranza 219 Hanno votato sì 185 Hanno votato no 251).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Borghesi 30.13. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, nei commi 3 e seguenti, in sostanza si interviene, dettando delle norme che permettono ai piccoli comuni di non dover più sottostare alla normativa generale che riguarda la redazione del bilancio. Noi siamo un po' sorpresi di ciò, perché credo una cosa e tutti noi credo possiamo affermarlo a ragion veduta: non è che nei comuni di dimensioni minori non esistano problemi di conflitto di interesse. Non pensiamo che l'unico conflitto di interessi esistente al mondo sia quello che investe il Presidente Berlusconi. Certo, quello è la summa di tutti! In realtà, si hanno tante situazioni di conflitto di interesse in comuni minori con assessori che al mattino fanno gli assessori, mentre al pomeriggio i geometri e poi portano in approvazione le loro pratiche di natura edilizia. - Pag. 168 -
Pertanto, al mattino fanno un lavoro, mentre di pomeriggio ne svolgono un'altro che è esattamente in conflitto con il primo. Vi sono situazioni che, in molti casi, come anche rivelano le indagini della magistratura, meritano un'adeguata attenzione, perché, se è vero che si tratta di comuni minori, è altrettanto vero che sono in numero tale per cui, nell'ambito della finanza pubblica, pesano in modo rilevante. Pertanto, pensiamo che non sia quello il modo giusto per affrontare un problema che è, invece, molto più rilevante. Voglio sottolineare il fatto che noi dell'IdV riteniamo che non si possa dar luogo ad alcun provvedimento che riguarda il federalismo fiscale se non si esamina e risolve un altro problema che ha il nostro Paese, ossia quello dei livelli istituzionali. Abbiamo avuto una maggioranza che è andata a svolgere la propria campagna elettorale, proponendo agli italiani l'eliminazione delle province tra i provvedimenti da varare per ridurre il numero dei livelli istituzionali. Noi dell'Italia dei Valori siamo favorevoli alla soppressione delle province, ma voi non ne parlate più. Infatti, dalle province siete passati all'idea delle province metropolitane, delle province nel caso in cui vi sono le città metropolitane, ma anche di ciò non parlate più e non siete nemmeno in grado di varare un provvedimento minimale come quello della soppressione delle comunità montane, al quale anche noi saremmo favorevoli. Voi, invece, avete atteggiamenti ondivaghi, tant'è che qui a Roma votate l'emendamento della manovra economica che riduce di trenta milioni di euro, a partire dall'anno prossimo, i fondi destinati alle comunità montane, ma i vostri partiti sul territorio - tanto per non fare nomi, il Veneto - vanno a proporre leggi regionali che intendono salvare tutte le comunità montane esistenti. Allora è necessario capirsi anche su questo punto. Proponiamo anche per i comuni una soluzione. Un'azienda, allorché si rende conto che i suoi costi fissi non sono più sostenibili, cosa fa? Normalmente, se è in grado di farlo, acquisisce un'altra azienda, in modo da aumentare il suo volume di attività e ridurre il peso dei costi fissi (è evidente che laddove è presente una struttura amministrativa, una contabile e una tecnica ne basta una sola, anche se l'attività è aumentata) oppure due aziende si fondono con l'intento di ridurre - Pag. 169 - fortemente il peso dei costi fissi. Proponiamo per i comuni una soluzione che non è quella della fusione, che è impraticabile, bensì quella di imporre ad essi di unirsi in modo che essi abbiano un minimo di 20 mila abitanti. In tale circostanza sarà l'unione di comuni a sottostare alle regole di bilancio, la cui osservanza oggi vogliamo togliere ai piccoli comuni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, intervengo per una brevissima dichiarazione di voto e per esprimere la nostra contrarietà all'emendamento in esame. Non credo che sia in sintonia con i nostri principi la previsione di un'unione di comuni in termini obbligatori e coercitivi; inoltre, tale questione pone il problema delle autonomie locali in senso forte ed intenso. Certamente l'unione fra comuni per i servizi ha senso e significato, ma prevedere per i comuni una fascia di abitanti pari a 20 mila unità e allo stesso tempo l'obbligatorietà dell'unione e dell'associazione per i servizi credo che sia troppo e ritengo che tale idea si inserisca in un filone culturale, filosofico e politico che guarda più allo smantellamento delle autonomie locali che al suo rafforzamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Borghesi 30.13, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 478 Votanti 472 Astenuti 6 Maggioranza 237 Hanno votato sì 20 Hanno votato no 452).
Ricordo che l'emendamento Zeller 30.14 è stato ritirato. - Pag. 170 -
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Giudice 30.15, Borghesi 30.16 e Fontanelli 30.17. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanelli. Ne ha facoltà.
ORIANO GIOVANELLI. Signor Presidente, si tratta semplicemente di consentire di estendere l'esercizio delle funzioni che sono attribuite al sindaco anche al presidente della circoscrizione (laddove sono rimaste, ovviamente) e ai presidenti delle unioni dei comuni nello spirito di favorire, non obbligare, l'aggregazione degli enti locali, in modo tale da rendere sempre più adeguato il servizio che essi devono svolgere.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Giudice 30.15, Borghesi 30.16 e Fontanelli 30.17, non accettati dalle Commissioni né dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 490 Votanti 486 Astenuti 4 Maggioranza 244 Hanno votato sì 222 Hanno votato no 264).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 30.300 delle Commissioni, accettato dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. - Pag. 171 -
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 490 Votanti 487 Astenuti 3 Maggioranza 244 Hanno votato sì 469 Hanno votato no 18).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Borghesi 30.18. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, prima ho dovuto concludere rapidamente perché avevo esaurito il tempo a disposizione e vorrei chiarire meglio il senso di questa proposta. Se qualcuno immaginasse di obbligare per legge i comuni a fondersi, avrebbe scarso risultato; siamo il Paese dei comuni e credo che sia anche giusto, per cui salviamo l'esistenza del comune e del sindaco. Ciò che tuttavia è inaccettabile, dati i costi fissi che comporta, è che comuni anche di dimensioni minuscole abbiano un servizio anagrafe in proprio, un servizio contabile in proprio, un servizio tecnico in proprio e un servizio di sicurezza in proprio (ce ne sono tanti). Come dicevo prima, incrementiamo un atteggiamento anche aziendalista da parte dei comuni e cerchiamo di favorire il coordinamento della finanza pubblica, se vogliamo realmente immaginare di ridurre i trasferimenti dello Stato ai comuni. Su questo tema ci sarebbe da aprire un capitolo sul fatto che, se il Governo non trova in fretta un po' di quattrini, non si sa come faranno i comuni a chiudere i bilanci; certamente lo faranno mettendo le mani nelle tasche dei cittadini. Vorrei citare l'esempio del comune dove abito, Verona, che sta inserendo nel bilancio, in via programmatica, la copertura del buco di bilancio con 2 milioni di euro di maggiori entrate da multe. Vorrei capire se questa è la nuova tassa che alcune amministrazioni hanno deciso di porre a carico dei cittadini, poiché a pagare le multe (o più multe) non sono certamente coloro che viaggiano in macchina con l'autista, ma sono - Pag. 172 - cittadini normali che magari hanno lasciato l'autovettura per un attimo per fare qualche servizio urgente. Questo è un altro modo per mettere le mani nelle tasche dei cittadini invece che in quelle dei petrolieri, o degli assicuratori, o dei banchieri, come voleva «Robin Tremonti». Allora, affrontiamo il problema della riduzione dei costi fissi dei comuni, imponendo che ci sia un bacino minimo di cittadini amministrati e mettendo in comune tutti i servizi generali. Questa è la nostra proposta.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Borghesi 30.18, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 479 Votanti 476 Astenuti 3 Maggioranza 239 Hanno votato sì 28 Hanno votato no 448).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Borghesi 30.19 e Osvaldo Napoli 30.20. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanelli. Ne ha facoltà.
ORIANO GIOVANELLI. Signor Presidente, si è già discusso molto della questione del segretario comunale. Il testo presentato dal Governo era davvero al limite - mi sia consentito senza offesa - del ridicolo. Infatti, mettere insieme ventimila abitanti per giustificare la presenza di un segretario comunale (comunque la si pensi sul ruolo di questa figura e qui abbiamo sentito pareri molto diversificati) avrebbe significato mettere le ali al segretario comunale, farlo diventare una specie di Flash - Pag. 173 - Gordon su e giù per le vallate del Piemonte e della Lombardia dove, per mettere insieme ventimila abitanti, bisogna correre parecchio. Non è una cosa così semplice. Il testo è stato modificato e, in parte, migliorato. Riteniamo ancora insufficiente il miglioramento uscito dall'esame nelle Commissioni. Ci pare che questi emendamenti contribuiscano ulteriormente a migliorare il testo. Mi auguro che vi sia la convergenza da parte di tutta l'Assemblea, dal momento che non è una questione - si badi bene - né politica, né di valutazione sul ruolo del segretario comunale sul quale ci sono opinioni differenti. È proprio un ragionamento di razionalità: ridurre da quindicimila a diecimila i cittadini di riferimento di comuni che vengono curati da un segretario comunale mi sembra realistico. Tenete conto che nel nostro paese ci sono 5400 comuni sotto i cinquemila abitanti. La stragrande maggioranza di questi sono sotto i tremila abitanti: mettere insieme diecimila abitanti sarà comunque difficile. Quindi, credo che, anche se non corrisponde al nostro punto di vista ottimale, questi emendamenti sono sicuramente migliorativi e mi auguro che tutta l'Assemblea li approvino.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà.
MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole anche del nostro gruppo su queste due identiche proposte emendative. Ci pare condivisibile la proposta contenuta nel provvedimento di iniziare un'operazione di razionalizzazione rispetto ai piccoli comuni e, in particolare, con riguardo al ruolo del segretario comunale, che, effettivamente, non può essere moltiplicato all'infinito per un numero di centri piccolissimi. La previsione, però, che rimane anche nella formula adottata dalle Commissioni (ovvero il riferimento ad almeno quindicimila abitanti), pur temperata da un riferimento ad almeno quattro comuni, sembra francamente elevata se si tiene conto - come il collega ha anticipato - del numero enorme di piccoli comuni presenti in Italia, in particolare al nord. Dunque, la riformulazione con riferimento ai diecimila abitanti sembra condivisibile, così come credo che lo sia - Pag. 174 - l'enunciazione nei criteri di delega del richiamo alle responsabilità del segretario presso la sede unificata e il ripristino anche delle sue funzioni di controllo interno di gestione e di legittimità degli atti. In particolare, per quanto riguarda i piccoli comuni, la funzione del segretario comunale è preziosa ed insostituibile. Anche in riferimento al controllo di legittimità è un contributo importante, che spesso non può essere supplito dalle competenze dei singoli consiglieri comunali, degli assessori o dei sindaci ed è a garanzia dell'intera nostra collettività, del rispetto della legge e per evitare il ricorso al contenzioso. Per questa ragione, il nostro voto su queste due identiche proposte emendative è favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Bosi. Ne ha facoltà. - Pag. 175 -
FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, torno a ripetere, come ricordava il collega Vietti, che è migliorativo parlare di diecimila abitanti, con un riferimento a un numero di comuni non superiore a quattro, piuttosto che la formula del Governo. Però è anche vero che si continua ad ignorare la funzione dei direttori generali e si continua ad assumere in riferimento la popolazione, quando in alcuni contesti la popolazione è marginale rispetto al numero delle presenze in un comune: mi riferisco ai comuni turistici in modo particolare.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Borghesi 30.19 e Osvaldo Napoli 30.20 non accettati dalla Commissione né dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 475 Votanti 472 Astenuti 3 Maggioranza 237 Hanno votato sì 220 Hanno votato no 252).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 30.301 delle Commissioni, accettato dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 441 Votanti 437 - Pag. 176 -
Astenuti 4 Maggioranza 219 Hanno votato sì 421 Hanno votato no 16).
Ricordo che l'emendamento Luciano Dussin 30.21 è stato ritirato. Passiamo alla votazione dell'emendamento Lo Monte 30.22. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vannucci. Ne ha facoltà.
MASSIMO VANNUCCI. Signor Presidente, l'emendamento Lo Monte 30.22 è stato ritirato?
PRESIDENTE. No, è stato ritirato l'emendamento Luciano Dussin 30.21.
MASSIMO VANNUCCI. Intervengo sull'emendamento Lo Monte 30.22, sempre relativo alla norma sui segretari comunali che è stata ampiamente discussa e modificata nel corso della discussione nelle Commissioni. Ritengo che abbiamo fatto un primo passo verso la soluzione definitiva che potrebbe arrivare in quest'Aula, perché la norma che il Governo ci ha proposto nel disegno di legge era contraddittoria, visto che aumentava le competenze del segretario comunale fino ad arrivare al controllo di legalità, cosa peraltro discutibile (anche in quest'Aula è stato rilevato da una collega), proprio perché lede l'autonomia ed ha a che fare con una nomina diretta. Noi, però, non l'abbiamo discussa anche perché riteniamo la categoria dei segretari comunali, dopo la riforma e il loro impegno di formazione che ne è seguito, una categoria utile per questi comuni. Fino ad ora abbiamo lasciato la materia al libero arbitrio: i comuni potevano associarsi o meno a seconda delle loro forme. Per la prima volta tentiamo di normarla e di affrontarla. Quindi, a nostro parere, va bene la parte relativa alle competenze del segretario comunale, mentre era sbagliata la norma che faceva riferimento ai quindicimila abitanti. Avendo questo Paese oltre cinquemila comuni al di sotto dei cinquemila abitanti, aree e comunità montane con comuni piccoli e piccolissimi con mille, ottocento, settecento abitanti, sarebbe - Pag. 177 - stato necessario associare un numero di comuni tale che, poi, non avrebbe permesso al segretario comunale di operare. Se il segretario comunale deve partecipare a sedute di giunta e di consiglio, bisogna pure mettere un limite. Noi sappiamo che questi piccoli comuni sono governati da amministratori che non sono tali a tempo pieno e che, quindi, non possono partecipare a sedute al mattino e al pomeriggio, e sono chiamati ad operare di sera. Ritengo che anche quattro sedi sia un numero eccessivo. Abbiamo partecipato in Commissione ad una discussione con il sottosegretario Vegas che riteneva equa una limitazione a cinque comuni; un nostro emendamento ne proponeva tre. C'è stata una corretta mediazione del relatore a quattro, come avviene in questi casi. Tuttavia, avendoci pensato ed avendo studiato meglio la materia, penso che il numero di tre sia quello giusto per poter esercitare al meglio questa funzione. Scriviamo «almeno tre», così non sarebbe vietata l'associazione fino a quindicimila abitanti, perché per arrivare a quindicimila abitanti ce ne vorrebbero tanti. Chiedo, pertanto, ai relatori e al Governo di rivedere il loro parere sull'emendamento Lo Monte 30.22 e ringrazio i colleghi Lo Monte, Commercio ed altri per averlo presentato. Del resto, finora, come affermavo all'inizio del mio intervento, non abbiamo modificato le norme e questo della sostituzione della parola «quattro» con la parola «tre» potrebbe essere un primo passo per arrivare ad altri passi successivi. Vi ricordo che in questa legislatura - me lo auguro, ma ne parleremo dopo, in merito all'articolo 30 - torneremo ad affrontare la cosiddetta legge sui piccoli comuni: quella sarà l'occasione per vedere come è stata attuata la norma e, magari, per migliorarla. Adesso, però, chiedo di partire introducendo, al posto del numero quattro, il numero tre, che è un numero perfetto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.
GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, mi sembra che stiamo intervenendo sui piccoli comuni in maniera non organica, pericolosa e sclerotica. - Pag. 178 -
In maniera non organica, perché interveniamo senza normare tutta la materia. Sappiamo che dobbiamo rivedere tutta la materia dei piccoli comuni e interveniamo sporadicamente sulle farmacie, oppure sui segretari comunali. In maniera pericolosa, perché andiamo intorno ai territori più deboli del nostro Paese. Oggi i piccoli comuni vivono - lo sappiamo tutti - un momento drammatico, perché sono quelli che più soffrono per i tagli del Governo e per la situazione economica, in quanto hanno meno possibilità di recuperare risorse all'interno dei loro bilanci. In questi comuni vivono anche popolazioni più deboli di quelle delle grandi città. Non c'è dubbio che la norma che abbiamo approvato prima, riguardante i requisiti di ruralità delle farmacie, penalizzerà soprattutto le fasce più deboli dei comuni deboli, quindi i più deboli dei deboli. Infine, interveniamo in maniera sclerotica, perché tutti i giorni facciamo dibattiti sul federalismo fiscale, affermando che gli amministratori locali devono essere responsabili delle proprie spese all'interno dei propri comuni e che, per questo motivo, attribuiremo loro la famosa capacità impositiva. Con questi provvedimenti, poi, siamo noi a dire agli amministratori che non sono in grado di gestire il bilancio, perché operano sprechi e quindi li obblighiamo ad alcune azioni, ad esempio ad assumere un segretario comunale ogni quattro comuni. Queste due previsioni, però, vanno l'una contro l'altra. Capisco che a questo punto bisogna migliorare il provvedimento di cui disponiamo. Anch'io, come il collega che ha parlato prima di me, ritengo che tre comuni siano meglio di quattro. Sosterremo l'emendamento Lo Monte 30.22, ma, sia chiaro, non ne condividiamo la filosofia di fondo (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lo Monte 30.22, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni). - Pag. 179 -
(Presenti 475 Votanti 470 Astenuti 5 Maggioranza 236 Hanno votato sì 216 Hanno votato no 254).
Passiamo agli identici emendamenti Borghesi 30.23 e Osvaldo Napoli 30.24. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vannucci. Ne ha facoltà.
MASSIMO VANNUCCI. Signor Presidente, intervengo a favore degli identici emendamenti Borghesi 30.23 e Osvaldo Napoli 30.24, proprio perché essi intervengono sempre sulla materia dei segretari comunali, che, come sappiamo, hanno costituito un'agenzia e quindi si autogestiscono.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ANTONIO LEONE (ore17,45)
MASSIMO VANNUCCI. Disponiamo già di dati - lo ricordo al sottosegretario Vegas - che vedono segretari comunali senza incarico, a disposizione dell'agenzia, che per anni prendono uno stipendio. Lo Stato corrisponde loro uno stipendio, senza che essi possano lavorare ed operare. Mi collego a quanto affermava l'onorevole Galletti sul modo anche schizofrenico che spesso abbiamo di operare. Mi risulta, fra l'altro, che recentemente è stato indetto un nuovo concorso per segretari comunali, quando ve ne sono già in numero eccessivo. Gli identici emendamenti Borghesi 30.23 e Osvaldo Napoli 30.24 si propongono di evitare che queste situazioni permangano. I segretari comunali che non hanno una sede di segreteria vengano inseriti nel ruolo della dirigenza locale: continuino pure a prendere lo stipendio, ma svolgano una funzione! - Pag. 180 -
Capisco che intervenire nella materia semplicemente con un emendamento, che poi non stabilisce esattamente i percorsi, è difficile, ma credo che sia un'occasione, visto che questa materia poi sarebbe compresa in una delega al Governo, che dovrebbe scrivere la norma. Quindi, credo che la disposizione sia sostenibile anche così com'è stata scritta, così eviteremmo uno spreco ulteriore per lo Stato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, intervengo semplicemente per associarmi a quanto ha detto il collega e per aggiungere il fatto che talvolta a me pare ci sia uno spreco di professionalità nei casi nei quali queste persone restano a disposizione e, quindi, sostanzialmente finiscono con il giocare a carte. A me è capitato anche di incontrarne alcuni che non hanno alcuna voglia di giocare a carte e che preferirebbero, invece, essere impiegati operativamente negli enti locali. È evidente che poi la formula non può che essere quella per cui uno chiede di poter transitare in questi altri ruoli e qualcun'altro, dall'altra parte, deve dire che è d'accordo. Quindi, non è che ci sia nessun obbligo, non c'è alcun atteggiamento che imponga questo passaggio, ma certamente ciò permetterebbe di utilizzare meglio delle professionalità che altrimenti restano inutilizzate.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, io avrei qualche perplessità per quanto riguarda questi due emendamenti, così come nutro perplessità - l'abbiamo già manifestato in sede di Commissioni riunite - su questo comma 6 dell'articolo in esame. Qui si pone il problema enorme - lo ha detto già il collega Galletti - di una materia la cui disciplina viene inserita in un provvedimento in cui si tratta di tutto mentre questa problematica doveva certamente essere affrontata in modo organico e omogeneo. - Pag. 181 -
Ci sono e ci saranno, sulla materia, provvedimenti all'attenzione del Parlamento e l'aspetto che riguarda i segretari comunali poteva essere trattato, ad esempio, nell'ambito del cosiddetto Codice delle autonomie, che era stato discusso, come bozza, nell'altra legislatura e che dovrebbe riprendere il proprio cammino. Anche perché, quando si parla di sedi di segreteria, non si parla di un ufficio di segreteria, ma, appunto, di una sede di segreteria. Tutto questo certamente si collega a tutto il discorso fatto sull'agenzia e sull'elenco dei segretari comunali. Quindi, un'attribuzione di ruolo di questi segretari comunali, per quanto riguarda l'unione di comuni, diventa estremamente confusa. La delega data al Governo è certamente molto ampia. Non ha una sua delimitazione, non c'è un contributo da parte del Parlamento per indicarne un percorso e, quindi, una traiettoria. Ecco perché la mia perplessità su questi emendamenti è associata anche ad una preoccupazione di fondo, rispetto ad una materia che stiamo trattando e normando con disposizioni che certamente potranno complicare l'intervento organico che il Governo e il Parlamento saranno chiamati a svolgere in futuro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buonanno. Ne ha facoltà.
GIANLUCA BUONANNO. Signor Presidente, volevo sottolineare ancora alcune cose sui segretari comunali, che vivo in diretta sul mio territorio. Faccio parte di un territorio dove c'è la comunità montana più vasta del Piemonte. Nel territorio piemontese dove vivo, ci sono segretari comunali che girano come trottole in tantissimi comuni e spesso vedono i sindaci solo in fotografia. Questi segretari comunali, però, non vogliono solo fare il bene del territorio, ma evidentemente, in più comuni prestano la loro attività, più soldi guadagnano. Quindi, vanno a fare tante «marchette» in tanti comuni piccoli, proprio perché hanno bisogno, loro, di guadagnare più soldi. I sindaci, però, sono obbligati ad averli, perché, senza un segretario comunale, non possono adottare le delibere, approntare consigli comunali e fare tutto quello che serve per l'organizzazione di un comune. È dunque logico che i comuni piccoli siano in forte difficoltà. Quello che poi avviene in maniera ancora più palese - Pag. 182 - è che ci sono segretari comunali che si trasformano in sindaci; diventano, cioè, addirittura coloro che pretendono di fare le scelte politiche, perché si sentono padroni del comune dove vanno a svolgere le proprie mansioni. Non è che dobbiamo santificarli tutti, questi segretari comunali; certamente ce ne sono tanti bravi, ma ve ne sono anche tanti che non sono così tanto bravi. Parlo a titolo personale, perché non vorrei attribuire le mie considerazioni anche ad altri, però penso che, se si parla tanto di riduzione dei costi della politica e di tanti altri ambiti, dovremmo ridurre anche le indennità dei segretari comunali. Con questo, magari, possiamo anche proporre l'abolizione dell'albo dei segretari comunali. Insomma, se vogliamo fare la vera rivoluzione che i cittadini vogliono, deve essere tutto più semplificato e chi ha fatto sempre una vita in mezzo alla bambagia si deve rendere conto che i sacrifici li dobbiamo fare tutti: li dobbiamo fare noi, con la riduzione dei deputati e dei senatori, con la riduzione dei costi, e li devono fare anche i segretari comunali, con la riduzione dei loro stipendi, che vanno a discapito delle risorse dei comuni. Naturalmente, questa è una proposta per il futuro, che mi auguro questo Parlamento possa prendere in considerazione (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Borghesi 30.23 e Osvaldo Napoli 30.24, non accettati dalle Commissioni né dal Governo. (Segue la votazione).
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiuda, signor Presidente, chiuda la votazione (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione:
Presenti 244 Votanti 241 Astenuti 3 Maggioranza 121 Hanno votato sì 1 Hanno votato no 240 - Pag. 183 -
(La Camera respinge - Vedi votazioni - Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, volevo solo dire che ho visto una particolare agitazione. Non è che sono cambiate le cose ora da come erano un'ora fa, due ore fa o tre ore fa. Abbiamo la fortuna di avere quattro arti, perché, se ne avessimo otto, probabilmente, i votanti sarebbero cinquecento. Essendo solo quattro, votando con tutti e quattro gli arti, ci sono 240 persone, che sono praticamente al filo con il numero legale. Questo è il quadro della situazione! Ora non voglio chiedere a lei di verificare se, anziché votare con quattro arti, almeno si potesse votare con due, però la pregherei di farne carico alla maggioranza, visto che stiamo discutendo un provvedimento sul quale siamo contrari per come è nato, per come si è sviluppato in sede di Commissioni riunite, per il contenuto, per la vastità di materia, per tutto quello che sappiamo; stiamo qui diligentemente votando e partecipando alla votazione. Se fosse possibile farlo con una maggioranza che dimostra di essere tale, e non dal punto di vista formale, votando per quattro e magari anche per cinque, facendo una corsetta tra i banchi. D'altra parte, signor Presidente, lei è in quella posizione così in alto e basta che dia uno sguardo perché si renda conto, per la sua esperienza, signor Presidente, anche come vicecapogruppo, che i numeri, purtroppo, sono quelli che sono e la realtà anche (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 30.302 del Governo. - Pag. 184 -
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, questo emendamento del Governo è assolutamente opportuno, ma, a mio avviso, deve essere integrato, perché nell'attuale formulazione non coprirebbe gli atti adottati dai consorzi per il periodo che intercorre fino all'entrata in vigore di questa legge. Proporrei pertanto al Governo di riformulare il suo emendamento 30.302 integrandone le previsioni nel senso indicato.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Mi sembra ragionevole l'annotazione del presidente Giancarlo Giorgetti. Si potrebbero aggiungere, alla fine dell'emendamento, le seguenti parole: «Sono fatti salvi gli atti adottati sino alla data dell'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto». In questo modo il problema si risolve, quindi modificherei in questo senso il testo dell'emendamento.
ANTONIO BORGHESI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BORGHESI. Chiedo scusa, ma non mi pare che la formulazione che è stata letta sia adeguata. Ho sentito: «fatti salvi gli atti adottati fino alla legge di conversione del presente decreto», ma questo non è un decreto. Mi permetto di fare questa osservazione.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. - Pag. 185 -
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Ha ragione l'onorevole Borghesi, ma siccome siamo abituati a legiferare per decreti, allora è rimasta un po' l'abitudine nella penna (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). Quindi, la riformulazione dell'emendamento è nel senso di aggiungere, alla fine, le parole: «Sono fatti salvi gli atti adottati sino alla data di entrata in vigore della presente legge».
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Credo che una riformulazione su una materia così importante non possa non prevedere un passaggio, anche se breve, nel Comitato dei diciotto, nonché in Commissione bilancio cui spetterebbe verificare la congruità della copertura. Ho fatto una proposta, mi deve rispondere!
PRESIDENTE. Non è stata raccolta. Possiamo risentire la riformulazione in maniera compiuta?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, la riformulazione è nel senso di aggiungere, alla fine, le parole: «Sono fatti salvi gli atti adottati sino alla data di entrata in vigore della presente legge».
MASSIMO ENRICO CORSARO, Relatore per la V Commissione. Signor Presidente, chiedo una breve sospensione per consentire al Comitato dei diciotto di riunirsi.
PRESIDENTE. Sospendo pertanto la seduta per cinque minuti.
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A tutti gli On.li Parlamentari,
per tramite dei Colleghi Segretari comunali e provinciali
Chiediamo lo stralcio dell'art. 30 co.6 del provvedimento XVI LEGISLATURA CAMERA DEI DEPUTATI N. 1441-bis-a relativo alla figura dei segretari comunali e provinciali, perché è necessario un approfondimento con le organizzazioni sindacali della categoria anche al fine di evitare impatti negativi sulla stessa funzionalità degli enti locali.
Diversamente, non potrebbe essere garantita nei comuni minori una figura strategica come quella dei segretari comunali. Avvalendosi di risorse esterne i costi inoltre sarebbero di gran lunga maggiori.
Paolo Bertazzoli segretario comunale
Giuseppe Iapicca ANSAL-UIL
DISEGNO DI LEGGE
presentato dal ministro dell'economia e delle finanze (TREMONTI)
dal ministro dello sviluppo economico (SCAJOLA)
dal ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione (BRUNETTA)
dal ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali (SACCONI)
dal ministro per la semplificazione normativa (CALDEROLI)
e dal ministro della giustizia (ALFANO)
Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria
(Testo risultante dallo stralcio degli articoli 3, da 5 a 13, da 15 a 18, da 22 a 24, 31, 32, da 37 a 39, da 65 a 67 e 70 del disegno di legge n. 1441, deliberato dall'Assemblea il 5 agosto 2008)
(Relatori: BERNINI BOVICELLI, per la I Commissione; CORSARO, per la V Commissione)
NOTA: Le Commissioni permanenti I (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) e V (Bilancio, tesoro e programmazione), il 24 settembre 2008, hanno deliberato di riferire favorevolmente sul disegno di legge. In pari data, le Commissioni hanno chiesto di essere autorizzate a riferire oralmente.
Art. 30. (Disposizioni concernenti i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti). Art. 30. (Disposizioni concernenti i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti).
1. L'articolo 2 della legge 8 marzo 1968, n. 221, è abrogato. 2. La corresponsione dell'indennità annua di residenza, prevista dall'articolo 115 del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, riconosciuta in favore dei farmacisti rurali dagli articoli 2 e seguenti della legge 8 marzo 1968, n. 221, come modificata dal comma 1 del presente articolo, è abolita a decorrere dal 1o gennaio 2009. 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi finalizzati all'individuazione di nuovi servizi a forte valenza socio-sanitaria erogati dalle farmacie pubbliche e private nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) assicurare la partecipazione delle farmacie al servizio di assistenza domicialiare integrata a favore dei pazienti residenti nel territorio della sede di pertinenza di ciascuna farmacia, a supporto delle attività del medico di medicina generale, anche con l'obiettivo di garantire il corretto utilizzo dei medicinali prescritti e il relativo monitoraggio, al fine di favorire l'aderenza dei malati alle terapie mediche;
b) collaborare ai programmi di educazione sanitaria della popolazione realizzati a livello nazionale e regionale;
c) realizzare campagne di prevenzione delle principali patologie a forte impatto sociale, anche effettuando analisi di laboratorio di prima istanza nei limiti e alle condizioni stabilite con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, restando in ogni caso esclusa l'attività di prelievo di sangue o di plasma mediante siringhe;
d) consentire la prenotazione in farmacia di visite ed esami specialistici presso le strutture pubbliche e private convenzionate, anche prevedendo la possibilità di pagamento delle relative quote di partecipazione alla spesa a carico del cittadino e di ritiro del referto in farmacia; Pag. 58 e) prevedere da parte del Servizio sanitario nazionale forme di remunerazione delle attività di cui al presente comma entro il limite dei minori oneri accertati derivanti, per il Servizio sanitario nazionale, per le regioni e per gli enti locali, dallo svolgimento da parte delle farmacie delle suddette attività, e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;
f) rivedere i requisiti di ruralità di cui agli articoli 2 e seguenti della legge 8 marzo 1968, n. 221, al fine di riservare la corresponsione dell'indennità annua di residenza prevista dall'articolo 115 del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, in presenza di situazioni di effettivo disagio in relazione alla localizzazione delle farmacie e all'ampiezza del territorio servito.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Gli schemi dei decreti legislativi adottati ai sensi del presente comma, ciascuno dei quali corredato di relazione tecnica sugli effetti finanziari delle disposizioni in esso contenute, sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili di carattere finanziario, che sono resi entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei medesimi schemi di decreto. Decorso il termine di cui al periodo precedente, i decreti legislativi possono essere comunque adottati. 3. Al fine di semplificare l'ordinamento finanziario nei comuni di piccole dimensioni, al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: 3. Identico. Pag. 59
a) all'articolo 151, comma 2, dopo le parole: «Il bilancio» sono inserite le seguenti: «degli enti con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;
b) all'articolo 170, comma 1, dopo le parole: «enti locali» sono inserite le seguenti: «con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;
c) all'articolo 170, comma 8, dopo le parole: «per tutti gli enti» sono inserite le seguenti: «con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;
d) all'articolo 171, comma 1, dopo le parole: «enti locali» sono inserite le seguenti: «con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;
e) all'articolo 172, comma 1, lettera d), dopo le parole: «di cui alla legge 11 febbraio 1994, n. 109» sono aggiunte le seguenti: «, per gli enti con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;
f) all'articolo 197, comma 1, dopo le parole: «dei comuni» sono inserite le seguenti: «con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;
g) all'articolo 229, comma 2, dopo le parole: «è redatto» sono inserite le seguenti: «dagli enti con popolazione superiore a 5.000 abitanti»;
h) all'articolo 233, dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:
«4-bis. Per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti non si applicano le disposizioni di cui al presente articolo».
4. Nel regolamento di cui al comma 5 sono individuati gli adempimenti sostitutivi per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. 4. Identico. Pag. 60 5. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è emanato un regolamento a norma dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, recante modelli e schemi contabili semplificati per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, in deroga all'articolo 160 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. 5. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è emanato un regolamento a norma dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, recante modelli e schemi contabili semplificati per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, in deroga all'articolo 160 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. 6. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo volto alla razionalizzazione del ruolo del segretario comunale nei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: 6. Identico:
a) istituzione di una sede di segreteria comunale unificata cui fanno riferimento più comuni limitrofi la cui popolazione complessiva sia pari almeno a 15.000 abitanti; a) istituzione di una sede di segreteria comunale unificata cui fanno riferimento più comuni la cui popolazione complessiva sia pari almeno a 15.000 abitanti ovvero con popolazione inferiore, a condizione che sia costituita da almeno quattro comuni;
b) riordino dei compiti e delle funzioni del segretario comunale in servizio presso la sede unificata di cui alla lettera a); b) identica;
c) ampliamento delle responsabilità del segretario comunale in servizio presso la sede unificata; c) identica;
d) attribuzione al segretario comunale in servizio presso la sede unificata di funzioni di controllo interno e di gestione nonché di legittimità sugli atti. d) identica.
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